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Conosci gli studenti che prima di te hanno fatto la grande esperienza di studiare all'estero

Martina Di Venere

Deakin University

Dottorato di Ricerca

 

 

La mia conoscenza di LAE è avvenuta quattro anni fa, subito dopo aver completato i miei cinque anni di studi accademici. Ho ottenuto una laurea in Ingegneria Biomedica a pieni voiti ed in corso e credevo (ingenuamente) che il peggio fosse finito e che la ricerca del lavoro sarebbe stata semplice dato il mio profilo…mi sbagliavo. Mi sbagliavo molto. Al contrario si è rivelata un vero e proprio fallimento. Mi scontravo con “mancanza di esperienza lavorativa”, “mancanza di esperienza all’estero”, “mancanza di una conoscenza fluente della lingua inglese”, da aggiungere a casi in cui le aziende erano in cassa integrazione “causa crisi” e non potevano assumere altro personale. Ho provato anche la strada del “posso provare a fare un internship gratuito?”: nessuna risposta positiva. Dopo ben sei mesi di frustrazione e la mia laurea “in tempo” che non sembrava evermene fatto acquistare molto altro…ho, per caso, visto un post di Maria Fernanda su LinkedIn che incitava i neo-laureati a fare un’esperienza in Australia. Inutile dire che si è accesa in me una lampadina: finalmente avrei potuto provare ad ottenere la famosa “esperienza all’estero”, avrei potuto migliorare l’inglese e stare il più lontana possibile dalla famigerata “crisi”. Perfetto! Ho contattato subito Maria Fernanda che ha fin da subito esaltato le mie capacità e si è dimostrata assolutamente disponibilissima a darmi un fiume di informazioni e a presentarmi diverse possibilità: corsi di studio professionali, master, dottorato, internship, corsi di inglese, ragazza alla pari e così via…avevo l’imbarazzo della scelta! La mia idea era quella di fare una breve esperienza lavorativa, di circa un anno, per poter acquisire i requisiti mancati per poter riuscire a trovare uno straccio di lavoro in Italia (come ero patriottica). Di conseguenza ho optato per un internship in azienda più ragazza alla pari in modo tale da poter sfruttare al meglio il periodo di permanenza. Maria Fernanda mi ha seguita passo passo in ogni dettaglio, dandomi consigli mirati sui documenti neccesari e su come poter ottenere facilmente l’approvazione dell’applicazione come ragazza alla pari. Le sue consulenze sono state sempre pronte, impeccabili e (sopratutto) gratuite! A quel punto ho deciso una data di partenza e ho iniziato a cercare un lavoro qualunque (altra impresa non semplice) per poter risparmiare qualcosa per la mia nuova avventura. Avevo finalmente trovato una nuova serenita.

Quando meno te l’aspetti, ti arriva quella chiamata che cambia tutto: un’azienda, per cui avevo fatto il colloquio appena laureata, aveva appena ricevuto un fondo che le permetteva di assumere nuovo personale. Mi proponevano un contratto di un anno, rinnovabile. Era fatta, avevo finalmente trovato il desideratissimo “posto di lavoro”, sembrava incredibile! Poi tornando alla realtà ho pensato all’Australia, all’opportunità che stavo perdendo…mi sono sentita molto combattuta. Ma a quel tempo non avevo un soldo da parte (come tutti gli universitari che si rispettino) e ovviamente quando sul piatto della bilancia ci sono un contratto di lavoro per un anno e un viaggio dall’altra parte del mondo da autofinanziare… fai la scelta che sembra più logica: resti. Mi sentivo quasi in colpa a dirlo a Maria Fernanda che comunque mi aveva seguito, ripeto gratuitamente, per circa tre mesi per la preparazione di tutta la documentazione. Lei si è dimostrata molto comprensiva nei miei confronti e ci siamo salutate con il suo “semmai dovessi cambiare idea, sai dove trovarmi”. Al tempo mi suonava strano: perché mai avrei dovuto cambiare idea, avevo un lavoro?”.Ingenua, io; saggia, lei. Mai come ora posso dire che quelle parole sono state tutto.

Nel frattempo iniziava la mia nuova vita da fuori sede: un lavoro come ingegnere nel reparto di ricerca e sviluppo di un’azienda biomedicale a Bologna. Lavorare lì non era proprio come me l’ero immaginato. Ero abbandonata a me stessa, senza un supervisore, pagata meno di uno studente di dottorato, posta a risolvere problemi improbonibili. Il primo anno è passato veloce ed il mio contratto è stato rinnovato, ma poi sono cominciati i soliti problemi: scarsità di fondi. L’azienda ha cominciato a non pagarmi regolarmente, e questo mi ha costretta a cercare un lavoro secondario che potesse permettermi di rientrarci con le spese. La mia vita era diventata: primo lavoro fino alle 18 (pagato random), secondo lavoro la sera e nel week-end. Sono andata avanti così un altro anno e mezzo circa. Stavo impazzendo. Oltre a non avere più del tempo per me stessa mi ero resa conto che non stavo crescendo professionalmente. L’azienda non aveva fondi per fare della vera e propria ricerca, dunque dovevamo un po’ “arrangiarci” con quel poco che si aveva. Nonostante avessi ottenuto buoni risultati e un brevetto a mio nome, non potevo andare avanti così, dovevo cerare un altro lavoro. Qualcosa di più stabile. Altro tempo perso, sembrava più semplice pianificare di fare un viaggio su Marte. Anche la situazione del mio ragazzo non era tanto più rosea. Lui stesso, mosso dalla voglia di andarsene il più lontano possibile dall’Italia mi propose l’Australia…L’Australia, un sogno riposto in un cassetto che ormai sembrava troppo lontano. Erano passati già tre anni. In quei tre anni, per fortuna, avevo accumulato un po’ di esperienza lavorativa, qualche risparmio e tanta delusione, che mi ha dato la carica giusta. Non potevo accontentarmi di quello che avevo. Ricordo le parole del mio ragazzo: “se vuoi ottenere di più, dai di più”. Pensai ad un dottorato, ma mi sentivo disorientata, non sapevo se possedere o meno le qualità adatte per un paese così competitivo come l’Australia. Mi feci coraggio e contattai di nuovo Maria Fernanda, aspettandomi (giustamente) meno disponibilità da parte sua…Mi accolse con un “sapevo che saresti ritornata da me” (incredibile!) e tantissima professionalità. Le spiegai la mia situazione attuale e che avrei voluto fare un’applicazione per un dottorato ma non sapevo da che parte cominciare. Lei mi elencò tutto ciò che era necessario fare. Prima di tutto: cercare un supervisor che fosse disponibile a sostenere il mio progetto. Mi mandò la lista con tutte le università che potevo contattare. Mandai qualche e-mail con il mio cv (ormai per me un’azione senza reazione…) e…ricevetti un riscontro dopo qualche giorno con la prima richiesta di colloquio via Skype. Incredibile. Ci misi meno di una settimana per ottenere tre risposte di interesse da tre università diverse australiane! Finalmente qualcuno che dava credito al mio curriculum! I colloqui andarono molto bene, ed ebbi le prime proposte di progetto da presentare nella mia applicazione. Il primo passo era stato fatto ma adesso dovevo ottenere una borsa di studio che coprisse le mie tasse universitarie (molto molto costose in Australia) e pagasse il mio stipendio mensile. I requisiti necessari erano: essere laureati a pieni voti ed in corso, avere delle pubblicazioni (nel mio caso il brevetto), presentare almeno due referenze accademiche (ex relatori o professori), avere una precedente esperienza di ricerca (anche breve), avere una buona conoscenza dell’inglese (minimo 6.5 al test IELTS accademic, con almeno 6 in tutte le prove). Questi sono i requisiti base, che io ho utilizzato per poter inoltrare la mia applicazione. Anche in questa fase Maria Fernanda mi ha particolarmente aiutata a risolvere diversi intoppi burocratici, di comunicazione e di autenticazione di tutti i documenti. Ogni università ha il suo metodo e se si fallisce nell’inviare un documento la vostra applicazione potrebbe essere esclusa a priori. Per questo il suo aiuto è stato fondamentale. Nel frattempo mi apprestavo ad organizzare un piccolo dettaglio: il nostro matrimonio. Sì, perché il visto studente che avrei dovuto richiedere poteva essere esteso ai miei famigliari o compagno di fatto. Di conseguenza, visto il grande passo che stavamo per compiere, era il minimo farlo da sposati. Inoltre, c’era un altro grande evento in vista: le mie dimissioni. Sognavo quel giorno, ho iniziato a sognarlo dopo il primo anno che ero lì e sapevo che prima o poi sarebbe successo, era solo questione di tempo. Lascio immaginare le reazioni sorprese dei miei datori di lavoro che, ovviamente, avendomi fatto un contratto da apprendista (che prevede solo due settimane di preavviso e non 45 giorni come sarebbe dovuto essere) non avevano nessuna arma da puntarmi contro. Soddisfazione e rivincita.

Dopo qualche settimana è arrivata la grande notizia: avevo ottenuto la borsa di studio in una delle due università dove avevo fatto richiesta! La gioia che abbiamo avuto è stata indescrivibile. Era fatta, mancava solo il matrimonio e poi saremmo partiti verso la così tanta sognata Australia. Dopo poco è arrivato il giorno del nostro matrimonio. Era la nostra occasione per salutare amici e parenti. Eravamo felici, molto felici, con un misto di incredulità per avere organizzato tutto in cinque mesi. La nostra vita stava cambiando e l’emozione era fortissima. Ovviamente il tutto era attenuato dall’idea di dover vivere lontano dalle nostre famiglie e dai nostri cari amici. Saremmo stati solo io e lui a dieci ore di fuso orario da casa e 22 ore di volo…Dopo il matrimonio, tutti i documenti erano pronti per richiedere il visto studente. Maria Fernanda mi ha aiutata anche in questa fase facendomi da rappresentante e richiedendo il tutto a mio nome. Inoltre, ci fece da garante per aprire un conto in banca in Australia direttamente dall’Italia. Questo punto è stato fondamentale, in Australia sono molto precisi in questioni di sicurezza e documentazione, aprire un conto direttamente dall’Italia, versarci già dei soldi e non dover presentare pile di documenti all’arrivo è stato utilissimo. Dopo circa un mese ricevetti una sua e-mail con i nostri due visti che erano stati accettati: era tempo di partire! Comprammo immediatamente due biglietti sola andata per Melbourne, i nostri visti sarebbero durati quattro anni. Delle due settimane seguenti ricordo solo scatole, scatoloni, valigie, traslochi e saluti, tanti saluti. Alcuni sono stati molto amari, lo devo ammettere. Non stavamo partendo perché non avevo niente da perdere, anzi, abbiamo una famiglia e degli amici che ci hanno sempre sostenuti. Stavamo partendo perché non eravamo più felici e ci sembrava che tutti i nostri studi e sacrifici fossero stati buttati al vento. Non era giusto, dovevamo provarci, solo provandoci non avremmo avuto mai rimpianti. Ma al tempo stesso, pensare di non rivedere per tanto tempo la propria famiglia ed i propri amici era dura, molto dura. La vita è fatta di compromessi si dice, e per fortuna viviamo nell’era più tecnologica della storia, saremmo sopravvissuti.

Siamo partiti un caldissimo pomeriggio di agosto da Roma e arrivati due giorni dopo alle cinque del mattino nella gelida Melbourne. Ma in Australia non fa sempre caldo? No, non nel Victoria per lo meno. Quando soffia il vento da sud, le temperature scendono vertiginosamente. Sapevo che sarremmo arrivati in inverno, ma non mi aspettavo veramente tutto quel freddo. È stato più difficile abituarsi a questo che riprendersi dal fuso orario. Ma ad ogni modo: ERAVAMO IN AUSTRALIA! Più precisamente a Geelong, a 70 km da Melbourne. Avevamo due settimane prima che iniziassi il dottorato per: cercare una casa e comprare una macchina. Questo ultimo punto era fondamentale. In Australia le distanze sono infinite, gli autobus non sono molto frequenti e hanno dei percorsi interminabili. Fortunatamente la benzina costa molto meno dell’Italia. Cercare una macchina di seconda mano in buone condizioni non è stato troppo difficile, ci sono siti web ben fatti e gratuiti. Cercare casa è stato un po’ meno semplice, considerando che occorre fare una sorta di “applicazione”e, anche in questo caso, e ci vogliono un certo numero di requisiti: conto in banca, stipendio fisso, almeno tre referenze australiane (emh…siamo appena arrivati), buona condotta, patente australiana e così via. Sembrava più semplice vincere un’altra borsa di studio. Per fortuna siamo riusciti ad ottenere una casa delle 10 che avevamo visto, c’era solo un piccolo problema: doveva essere arredata. Sì, qui funziona così le case vengono affittate vuote. Grandioso! Per fortuna c’è l’Ikea anche qui! La nostra casa è una cosidetta “unit” ossia la casa delle dimensioni più piccole che si possa trovare, dal punto di vista australiano. Dal punto di vista italiano: è enorme. Abbiamo la living room unita alla cucina che messe insieme sono quanto la mia intera casa di Bologna! Più due camere da letto, lavanderia, bagno e giardino. Con l’affitto che paghiamo qui in Italia ci prendevamo un monolocale! Come prima casa è perfetta.

Le prime settimane in Australia le abbiamo trascorse in case condivise con altri australiani. Devo ammettere che ci hanno dato tantissimi consigli anche sui più semplici bisogni come: fare un contratto per luce e gas, fare un contratto per internet, etc. Gli australiani sono disponibilissimi. Questo aspetto mi stupisce ancora oggi. Se hai un problema, anche se non ti conoscono, anche se non parli benissimo la loro lingua, anche se vanno di fretta, loro ti devono aiutare, e senza niente in cambio. All’inizio eravamo titubanti, a volte abbiamo creduto che avessero secondi fini (perché mai dovrebbero aiutarci?) ed invece sono fatti così. Il “no worries”, “nessun problema” lo senti talmente tante volte al giorno che lo fai tuo. Si inizia presto a ricambiare la gentilezza.

Una volta stabilizzati ho iniziato il mio percorso di dottorato. Quando per la prima volta ho messo piede all’università sono rimasta impressionata: chilometriche distese di verde, una miriade di animali selvatici che scorazzano liberi nel parco: uccelli, papere, oche, anatre e tanti piccoli coniglietti (non vi abituerete mai alla meraviglia della natura incontaminata che c’è qui); laboratori nuovissimi e super accessoriati, una struttura super moderna e all’avanguardia. Se è un sogno non svegliatemi. Mi hanno rifornita (gratuitamente) di tutti gli accessori possibili e immaginabili per lo studio: cancelleria, quaderni, camice, occhiali di sicurezza e quant’altro. La mia supervisor (italiana, sì questa è stata una gran fortuna) è una giovanissima ricercatrice a capo di un gruppo di 20 persone che studiano nuovi materiali composti da fibre di polimero. Il gruppo è multi etnico, come tutta l’università. Sono tutti molto disponibili e brillanti. Per me è tutto nuovo e affascinante. Il mio progetto non ha niente a che vedere con il mio background universitario ciò vuol dire: studio matto e disperatissimo per mettersi al passo, ovviamente in inglese! All’inizio è stata dura, molto dura. Credevo fosse semplice conoscere nuove persone ma non mi aspettavo di essere così impacciata con la lingua. Sono tuttora impacciata, ma ho smesso di pretendere di essere perfetta ed è andato molto meglio. Beh questo perché se non avete mai vissuto all’estero (e questo era il mio caso) scordatevi di arrivare in Australia, anche se con una buona conoscenza dell’inglese, e capire tutti all’istante! Prima di tutto perché gli australiani hanno un loro modo di parlare: abbreviano molte parole e tendono a mangiarsi le parole o a sott’intenderle… secondo, la maggior parte della gente che frequenterete, per lo meno all’inizio, è immigrata come voi e, come voi, ha un differente accento che non sempre è così intuitivo!

Una volta che ci siamo assestati un po’ e che abbiamo iniziato a realizzare di essere in Australia, mi sono resa conto del diverso stile di vita che c’è qui. In Italia lo posso riassumere con una sola parola: correre. Per me era una corsa dalla mattina alla sera, senza sosta, senza tempo libero. Per me non era vivere ma sopravvivere. Qui, è tutto molto rilassato, tutto molto “con calma”. All’inizio per noi era una follia, poi ci siamo abituati. I negozi per esempio (a parte i supermercati) chiudono alle cinque del pomeriggio! I ristoranti, a meno che tu non abbia prenotato, chiudono verso le 8.30 di sera, per dare modo ai lavoratori di vivere la loro vita. Sembra strano? Forse, per come siamo stati abituati noi si, ma qui è così. Lo sport, poi, è importantissimo. Ci tengono molto, è un po come una religione se vogliamo dire. Tutti fanno sport, di qualsiasi tipo: all’aperto, al chiuso, spericolato, basta che sia uno sport. Ci sono moltissimi clubs e social clubs per tutte le età. È meraviglioso! Per esempio, io ho sempre giocato a pallavolo a livello agonistico in Italia finché non ho cominciato l’università. A quel punto, data la follia del traffico romano, e la mia sveglia delle 5 mattutina, sono stata costretta a rinunciare. Terminata l’università e iniziato il lavoro, non ho mai avuto tempo e soprattutto: mi sentivo “troppo vecchia”! Se ci ripenso mi viene da ridere. Qui c’è gente che a 60 anni suonati (non scherzo) gioca e anche bene! Qui i vecchini pensionati ogni mattina sono ad ogni semaforo della strada a fare attraversare i bimbi che vanno a scuola (mi emoziona troppo vederli)! La gente si sente viva e utile. È meraviglioso e stimolante. Ho dunque scoperto che a 29 anni non ero poi così “vecchia” e mi sono iscritta ad un club…e ora gioco quattro volte a settimana e non smetterei mai! Mi sento tornata un’adolescente e, soprattutto, non l’avrei mai detto che avrei ricominciato. Mai dire mai.

Mio marito ha trovato lavoro come ricercatore in università nel mio stesso gruppo, dove c’era un posto vacante. Siamo fortunati a conoscere questa supervisor, ci ha dato molte speranze ed è davvero in gamba. Abbiamo tre meeting a settimana, per valutare i miei progressi. Ho imparato ad usare molti strumenti di cui non conoscevo nemmeno l’esistenza. Posso ben dire che ho appreso più qui in 6 mesi che in Italia in 3 anni di lavoro. Triste, ma vero. Sono felice del mio team e del mio progetto di dottorato. Mi sento fortunata ad avere avuto questa possibilità. Ammetto che ogni tanto ho molta nostalgia. Il calore di casa e delle amicizie durature. La cosidetta “confort zone”. Ma tutto sommato qui si sta bene anche se, siamo ancora in fase di adattamento.

Per quanto riguarda il nostro futuro, ora le leggi sull’immigrazione sono diventate più severe. Dobbiamo riuscire a tutti i costi ad ottenere il visto permanente, (impresa non impossibile ad ogni modo) che richiede molti più requisiti rispetto all’ottenimento di un visto studente, ma ci aiuterebbe molto a trovare un lavoro nel nostro settore. Ad oggi, è un po’ presto fare piani a lungo termine. Stiamo imparando ad adattarci e a far fronte a nuovi ostacoli ogni giorno. Essere riusciti ad arrivare qui ci ha dimostrato che siamo in grado di ottenere quello che vogliamo stringendo i denti e credendoci. È un’esperienza meravigliosa che ci sta facendo maturare tantissimo, ci sta rafforzando molto e soprattutto ci sta regalando tanto. Non vediamo l’ora di esplorare tutto il territorio! Quando Maria Fernanda mi parlava dell’Australia credevo esagerasse…ma ora posso solo dirle: GRAZIE DAL PROFONDO DEL CUORE.

UN PROGETTO EDUCATIVO UNICO A PORTATA DI MANO

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LAE è nata quasi 20 anni fa, come agenzia di scambi di studio, con l’obiettivo di rendere gli studi all’estero un’esperienza più accessibile e sicura per tutti, apportando non solo qualità e trasparenza al processo, quanto soprattutto mille opzioni diverse nelle destinazioni più favorevoli, in istituzioni di alta qualità e con prezzi accessibili per tutti i budget.

Rafforziamo questo impegno attraverso le attività che realizziamo nel corso dell’anno con istituzioni di prestigio (scuole e università altamente riconosciute), che ci consentono di offrirti prezzi e vantaggi esclusivi per studiare all’estero.

Crediamo che ciascun studente sia diverso e debba ricevere l’orientamento adeguato: sicuramente in qualche luogo esiste un’opportunità educativa e di vita all’estero che si adatta esattamente alle esigenze di ognuno. Oltre 35 000 studenti hanno già vissuto questa esperienza di scambio internazionale con noi e desideriamo offrire anche a te questa possibilità.

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